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Pro Letteratura e Cultura

"La gabbia dei leoni", racconto di Emilio Rega

20 Febbraio 2013, 19:20pm

Pubblicato da Emanuele Marcuccio

La gabbia dei leoni

di Emilio Rega

 

Quella sera il domatore aveva come uno strano presentimento. Eppure tutto era filato liscio come al solito: i leoni erano stati pasciuti abbondantemente ed avevano provato i loro esercizi con diligenza, come se fossero riconoscenti... 

Lo spettacolo era già iniziato ed il pubblico osservava divertito le "prodezze" dei clowns, ma già un pò eccitato all'idea di ciò che sarebbe venuto dopo: il numero dellla "gabbia dei leoni".

Il leone è un animale "nobile". Il suo corpo è possente, vigoroso ed il suo aspetto ti colpisce immediatamente per la sua bellezza e maestà. La sua ferocia t'incute certamente timore ma anche una sorta di rispetto.

La gabbia era stata preparata ed ecco apparire in fila indiana i leoni accompagnati dai sonori schiocchi di frusta del domatore. Erano già tutti in cerchio pronti ad esibirsi obbedienti ai cenni di comando che stavano per ricevere, ma ecco che egli, il domatore, si accorge, sente che c'è qualcosa di nuovo, d'insolito, di non previsto e forse d'imprevedibile che aleggia, vibra intorno a lui: è lo sguardo di un leone non tanto giovane, uno di quelli che avevano fatto sempre il loro onesto "lavoro" senza strafare ma anche in modo affidabile e corretto. Certo non era il preferito, quello a cui si poteva concedere qualche confidenza all'apparenza pericolosa ma che suscitava nello spettatore una benefica reazione adrenalinica.

Nulla in ogni modo poteva far presagire che quella sera quel leone avrebbe concesso al pubblico pagante un "extra" così emozionante.

Stava ritto sul suo sgabello in una strana attesa, come se volesse far intendere che quella sera le cose sarebbero andate diversamente, che proprio non ci stava a fare l'"idiota" ancora una volta per compiacere il suo "addestratore-benefattore" e fargli fare bella figura davanti al pubblico. Il domatore però non si dimostrò sorpreso della novità ed osservò quel leone in modo anche lui strano, ma senza timore, come se volesse chiedergli qualcosa che però lui stesso non sapeva precisamente: "stai male?", "forse non hai digerito bene?", "ti senti stanco?", "avresti bisogno di più riposo?", "qualcuno ti ha trattato male?" e tuttavia sapendo che non era questo, che c'era qualcos'altro sotto.

Che si trattasse di un bisogno di maggiore giustizia e libertà, questo al domatore non sarebbe mai passato per la mente. Egli era così abituato a vedere i leoni obbedire ad ogni suo comando, e la coscienza della sua presunta superiorità su di loro metteva fuori discussione la bontà e l'onestà del suo comportamento.

Quella sera però quel leone proprio non ci stava e con un improvviso balzo si gettò sul povero domatore scaraventandolo a terra tra le urla della folla. Un colpo di pistola sparato da un addetto alla sicurezza lo freddò ponendo fine ai suoi giorni, ma quello per lui fu un vero "giorno da leoni".

Emilio Rega

 

QUESTO RACCONTO VIENE QUI PUBBLICATO PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTORE. LA PUBBLICAZIONE E RIPRODUZIONE DEL PRESENTE RACCONTO E’ SEVERAMENTE VIETATA SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

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G
Chiar.mo Professor Ruozzi, allievo fin dai tempi del liceo del Professor Gioanola (fondamentali le sue lezioni sulla Letteratura Italiana ed anche Europea), mi sono iscritto alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Genova dove ho seguito con particolare attenzione le lezioni di Alberto Caracciolo, docente di Filosofia Teoretica e grande umanista. Mi sono laureato con una tesi su Robert Musil da cui ho poi ricavato un saggio "La conoscenza ed il compito del poeta" pubblicato in "Studi Tedeschi" (1986). Questo mi ha permesso di entrare in contatto con i maggiori germanisti italiani, da Claudio Magris a Luciano Zagari, da Ferruccio Masini a Sossio Giametta, da Enrico De Angelis a Furio Jesi, che mi hanno molto incoraggiato a proseguire i miei studi. Dopo aver trovato un lavoro alle Poste ho iniziato a scrivere considerazioni, frasi,traendo spunto dalla vita quotidiana e lavorativa, un pò per studiarla, un pò per sfuggire da essa in quanto la sentivo oppressiva ed opprimente, finché le ho sottoposte al giudizio di Claudio Magris. Non avrei mai avuto l'ardire di chiamarli "aforismi" per il grande rispetto che ho per il genere, se non lo avesse fatto per primo lui, sicché ne nacque il mio primo libro "Sursum corda", pubblicato presso le "Edizioni del Leone" (1993) dopo l'approvazione del poeta Paolo Ruffilli, Direttore Editoriale. Sono seguiti i libri di aforismi "Oltre le stelle" - Edizioni dell'Oleandro (1997) che si avvale di una bella prefazione del poeta Dante Maffìa, "Casus irreducibilis" Edizioni Tracce (1998), "600 aforismi" (1999) ed infine "Ad libitum" (1999) Mauro Baroni Editore. La mia ricerca è poi proseguita pervenendo, con "Ars Transmutatoria" (inedito), per via alchemica, ad una visione mistico-magica della realtà, approdando finalmente al mito (in particolare ai miti egizi). I successivi aforismi li ho pubblicati e continuo a pubblicarli nei principali siti specialistici: Aphorism, Apoftegma, Aforismario, Pensieriparole, Aforisticamente, Aforismania ecc. La mia attuale visione della vita, passati gli idealismi della gioventù, è improntata ad un pacato disincanto, pur trovando ancora e per fortuna nella scrittura quegli stimoli che mi fanno ancora sentire vivo in un mondo in putrefazione. Le mando in allegato il mio racconto breve "La gabbia dei leoni", unica mia prova narrativa fino adesso, in cui si condensano significati esistenziali ed etici che mi stanno molto a cuore, sperando di farle cosa gradita e che le piaccia. Se vorrà rispondermi la mia e-mail è emilio.rega@alice.it. Ringraziandola per l'attenzione le porgo i miei più cordiali saluti. Emilio Rega
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S
Un testo scritto tutto d'un fiato per soddisfare la necessità, l'urgenza di gettare uno sguardo su situazioni altamente significative, comportamentali dell'essere umano in senso morale.
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D
Caro Domenico,si tratta della mia unica prova narrativa perché, come sai, solitamente scrivo aforismi. Lo avevo già pubblicato in aphorism.it in qualità di appartenente alla sua scuderia ed ora, a distanza di qualche anno, mi è venuta voglia di rimetterlo in circolazione e di questo devo ringraziare Emanuele Carluccio ed il suo amico Lorenzo Spurio che lo hanno inserito nei loro blogs. Mi farà piacere ricevere un tuo parere quando potrai Emilio
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