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Pro Letteratura e Cultura

Nell'anniversario della nascita di Salvatore Quasimodo: Modica, 20 agosto 1901

20 Agosto 2014, 15:39pm

Pubblicato da Emanuele Marcuccio

 

 

Nell'anniversario della nascita del grande poeta Salvatore Quasimodo, nato a Modica il 20 agosto 1901...



VENTO A TINDARI
(di Salvatore Quasimodo)



Tindari, mite ti so
Fra larghi colli pensile sull’acque
Delle isole dolci del dio,
oggi m’assali
e ti chini in cuore.

Salgo vertici aerei precipizi,
assorto al vento dei pini,
e la brigata che lieve m’accompagna
s’allontana nell'aria,
onda di suoni e amore,
e tu mi prendi
da cui male mi trassi
e paure d’ombre e di silenzi,
rifugi di dolcezze un tempo assidue
e morte d’anima

A te ignota è la terra
Ove ogni giorno affondo
E segrete sillabe nutro:
altra luce ti sfoglia sopra i vetri
nella veste notturna,
e gioia non mia riposa
sul tuo grembo.

Aspro è l’esilio,
e la ricerca che chiudevo in te
d’armonia oggi si muta
in ansia precoce di morire;
e ogni amore è schermo alla tristezza,
tacito passo al buio
dove mi hai posto
amaro pane a rompere.

Tindari serena torna;
soave amico mi desta
che mi sporga nel cielo da una rupe
e io fingo timore a chi non sa
che vento profondo m’ha cercato.



In questa lirica del poeta premio Nobel per la letteratura nel 1959 è palpabile il sentimento di nostalgia per l'amata e lontana terra natale, la Sicilia.

Scrive Marisa Carlà: «Il tema centrale della poesia è il contrasto tra il sogno della Sicilia dell’infanzia, luogo mitico di luce e di vita, e la condizione del presente, nella grande città disumana e alienante; contrapposizione resa evidente dall’uso di espressioni come paure, ombre, silenzi, morte, che definiscono la realtà attuale; e da espressioni come mite, rifugi, altra luce, che definiscono il sogno. [...] La tristezza del poeta è profonda e spesso ritorna in lui la paura della morte; a niente vale l’affetto di coloro che gli sono vicini, perché le amare necessità della vita lo hanno portato in luoghi per lui senza luce. Egli sogna nostalgicamente un ritorno magico alla sua terra; Tindari, identificata con l’infanzia e la giovinezza, diventa così un sogno per evadere la realtà.»

La poesia è la rivelazione di un sentimento che il poeta crede che sia personale e interiore, che il lettore riconosce come proprio.

Salvatore Quasimodo


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