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Pro Letteratura e Cultura

“Su «Canne al vento»”, saggio di Tina Ferreri Tiberio – Contest Letterario online Grazia Deledda 150 – PLC

11 Luglio 2022, 17:51pm

Pubblicato da Emanuele Marcuccio

Contest Letterario online Grazia Deledda 150 – PLC

(Critica Letteraria)

 

 

 

Anno Deleddiano

Centocinquanta anni dalla nascita di Grazia Deledda

 

Su «Canne al vento»

 

Saggio di Tina Ferreri Tiberio

 

 

 

 

 

La storia di “Canne al vento” è ambientata a Galte e ruota attorno a una nobile famiglia in declino, composta da tre sorelle, le Dame Pintor e da Efix, l’anziano servitore. Il padre, Don Zame, muore nel vano tentativo di inseguire Lia, la figlia minore, fuggita nel Continente.

L’alter ego della Deledda è Efix, tramite il quale l’autrice descrive e nel contempo recupera lo stretto legame con la sua terra natìa: la Sardegna. Il mondo è il luogo di penitenza, dove è difficile affermarsi per quello che si è, in quanto la vita stessa è fondata su congetture, sicchè Efix trova sollievo solo nella contemplazione della luminosità della natura, che infonde sicurezza e serenità.

La Deledda sembra quasi dipingere i paesaggi, dando l’idea di una monocromia: il cielo rosso, la collina bianca, il ciglione glauco di canne. Efix preferisce una vita solitaria e tranquilla, ma l’arrivo di Giacinto, il figlio di Lia, sconvolge lo status quo della famiglia e riaccende nuove speranze, che si rivelano vane; anche Giacinto è un disgraziato, si innamora di Grixenda, una povera contadina nipote della vecchia Pottoi e vuole sposarla; in ciò si legge il desiderio della Deledda di voler mutare la società, ma il cambiamento che Giacinto vive nel romanzo sottolinea la velleità di tale desiderio. Infatti Giacinto in paese gioca, fa debiti, firma cambiali con il nome delle zie, mostrandosi spesso di animo generoso, ma velleitario nei propositi, è costretto poi a fuggire.

Il giovane Giacinto rappresenta metaforicamente il progresso che comincia a diffondersi: infatti arriva al paese in bicicletta, una delle innovazioni dell’epoca, quando lì si andava a cavallo.

Tutti gli avvenimenti sono riconducibili al passato: Efix è colui che porta il fardello più pesante, il senso di colpa per l’uccisione involontaria di Don Zame, che voleva fermare la fuga di Lia. Tale senso di colpa nel corso della vita si tramuta in profonda dedizione e amore verso le dame Pintor ed Efix nella sua umiltà e dedizione, nella sua piccolezza mostra sensibilità e grandezza d’animo. Per quanto il vento possa sferzare l’uomo simile a una canna, lo piegherà, ma non lo spezzerà mai. Fin dall’inizio emerge dal romanzo la figura di un Dio trascendente che può o meno concedere aiuto all’uomo durante la vita, la chiave di lettura dei fatti è per il servo il provvidenzialismo, in cui Efix ripone tutte le aspettative ed è la figura che partecipa alla religiosità del romanzo con maggiore pienezza, tale che in alcuni momenti rimanda a un panteismo, riconoscendo Dio nella Natura, dotata di sacralità.

Il romanzo è ricco di osservazioni e descrizioni del paesaggio, secondo i canoni del Verismo: è un viaggio attraverso la Sardegna primordiale e arcaica alla scoperta di usanze caratteristiche e tradizionali, di elementi misteriosi e fantastici. Il tema fiabesco e magico emerge molto forte sino a immedesimare i personaggi nel panismo della natura; la Deledda però è partecipe, anche, delle istanze del decadentismo. Le descrizioni ambientali assumono un carattere lirico e autobiografico, la sua è una rappresentazione soggettiva della realtà, il distacco dal verismo è proprio nella mancanza di oggettività.

Il tema del “viaggio”, della “strada”, della “salita” hanno un valore simbolico, diventano sempre più profondi e vengono ripresi spesso, soprattutto nel rapporto con Efix. Infatti per lui il viaggio è purificazione e la vita è davvero un “viaggio”, un viaggio religioso che ha inizio proprio nel modo in cui ha avuto inizio il suo “viaggio della vita”, chino per ascoltare, ora, il cuore del mendicante e di don Zame, in passato. Fa l’esperienza da mendicante ed è sentita da Efix come percorso di purificazione, in quanto ciò che muove il servitore è il “senso di colpa”, che lo rende “malato”. Il senso di smarrimento della coscienza è evidente, la natura umana è lacerata tra bene e male e gli uomini sono descritti nelle loro fragilità, in balia degli eventi, che solo l’amore incondizionato potrà salvare.

Efix sente la sua vita giunta al termine. Anche la natura, le canne, segnano la vittoria di Thanatos: “solo le foglie delle canne si muovevano sopra il ciglione, dritte rigide come spade che s’arrotavano sul metallo del cielo”. La Deledda ha scelto per il protagonista il nome Efix, perchè ricorda fonicamente i sirinx, strumenti musicali fatti appunto di canne, la cui musicalità richiama il fruscio delle canne mosse dal vento. L’autrice, attraverso la rovina del singolo, dell’individuo che nonostante la sua volontà, il suo impegno, il travaglio di una vita, non può raggiungere quanto desidera se non in una realizzazione postuma del beffardo destino, induce il lettore a pensare che l’esistenza sia decisamente imprevedibile e che le vittorie o le sconfitte del singolo siano ottenute solo con la mediazione del fato, il solo in grado di determinare gli eventi, di modificarli, di mutare il loro corso: “Siamo proprio come le canne al vento, siamo canne e la sorte è il vento” afferma Efix.

 

Tina Ferreri Tiberio

 

 

 

Il presente post con saggio breve di Tina Ferreri Tiberio, si inserisce all’interno dell’iniziativa lanciata da questo blog denominata “Contest Letterario online Grazia Deledda 150 – PLC” il 18 dicembre 2021 dopo l’adesione del curatore del blog Emanuele Marcuccio al comitato celebrativo dei 150 anni dalla nascita di Grazia Deledda, costituito dalla Enciclopedia poetica online WikiPoesia” il 10 dicembre 2021. È possibile trovare tutte le informazioni per partecipare al contest letterario dedicato a Grazia Deledda con scadenza prorogata al 10-12-2022, andando sul blog a questo link.

 

Locandina realizzata dal poeta Antonio Corona

 

Saggio pubblicato su autorizzazione dell’autrice Tina Ferreri Tiberio che ha dichiarato, sotto la propria responsabilità, di essere proprietaria dei diritti sullo stesso e che la pubblicazione su questo blog è consentita dietro la propria autorizzazione. La pubblicazione – in forma integrale o di stralci – senza corretta attribuzione non è consentita, in assenza del permesso dell’autrice.

Immagine a corredo pubblicata a fini esclusivamente illustrativi e culturali e non commerciali.

 

 

 

 

 

 

 

Tina Ferreri Tiberio vive a S. Ferdinando di Puglia (BT). Docente in pensione di Storia e Filosofia. Ha conseguito il Perfezionamento in Etica applicata presso l’Università degli Studi di Bari. Fin da giovanissima si dedica alla composizione di poesie, ma solo negli ultimi anni ha cominciato a partecipare a vari concorsi letterari. Ama cimentarsi nella saggistica: suoi articoli sono presenti sulla rivista semestrale «Il Vascello», sulla rivista online di Letteratura «Euterpe» e sulla rivista online e cartacea «Oceano News». Negli anni fra il 1983 e il 1986 ha pubblicato articoli sulla rivista «Educazione e territorio». È stata componente della Commissione progetto “Innovazione Educativa” nella scuola materna ad opera dell’Istituto Regionale Ricerca, Sperimentazione e Aggiornamento I.R.R.S.A.E. di Puglia e al concorso pubblico di scuola materna statale. Dal 2007 è componente di Commissione per l’accertamento della conoscenza della lingua italiana per infermieri provenienti da paesi terzi, comunitari e non comunitari. È stata componente di Giuria in diversi premi letterari. Collabora alla redazione della rivista mensile online e cartacea «Oceano News». È Accademico per il 2022 dell’Accademia delle Arti e delle Scienze Filosofiche di Bari. Ha pubblicato nel marzo 2017 la sua prima raccolta poetica Frammenti per i tipi di Aletti.


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