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Pro Letteratura e Cultura

“Dolore: Cammino verso… Dio. «I calanchi del tempo» di Antonio Cerquarelli”, saggio poetico-musicale di Stefano Bardi

12 Novembre 2021, 19:30pm

Pubblicato da Emanuele Marcuccio

Dolore: Cammino verso… Dio

I calanchi del tempo di Antonio Cerquarelli

Saggio poetico-musicale di Stefano Bardi

 

«A Enrica che illumina,

protegge, cura e battezza

il Cammino di Antonio

e di tutta la sua Famiglia

alla destra del Padre»

 

 

Calanchi, ovvero erosioni del terreno partorienti profondi e abissali precipizi rocciosi, a causa dello scolorimento acquoso su rocce argillose, in precedenza ferite internamente, climaticamente e naturalmente. Ferite rocciose e ferite spirituali simboleggianti il Cammino degli Uomini verso la beatitudine del volto di Dio, come mostratoci nel 2020 dalla silloge I calanchi del tempo del poeta, scrittore, interprete e dantista Antonio Cerquarelli (Sassoferrato, 1944).

Ferite, le sue, che mutano quest’opera poetica in un moderno florilegio al pari di quelli medievali dai registri biblici, salmistici ed evangelici perché simboleggianti, il contemplativo Cammino terreno degli Uomini verso la Salvezza nella beatitudine del volto di Dio, attraverso il Cristo Suo Figlio Gesù Cristo. Cammino purificatorio, qui poetizzato da Antonio Cerquarelli, che concepisce i terreni, psichici, spirituali dolori come balsamiche e purificatorie Vie Crucis animate da lapidarie ferite autunnali, sanguinanti calde lacrime e fredde carnalità oceanicamente inabissate, che rinascono dall’aurea Croce, come verginee Luci dalle sanguigne carni diffondenti commoventi compassioni e cristalline purezze etiche, in quanto, battezzate con serafiche Ave Maria. Serafiche cantilene alla Celeste Madre, che muta i sofferenti spiriti in angeli senza limiti nuotanti in un immenso oceano di Pace, ovvero una elisiaca Visione popolata da eterne speranze di Resurrezione e accarezzate, con messianici soli marittimi dall’odor di apollinei messali profumanti di grano maturo. Oceano di Pace, Gesù Cristo, vissuto come un terreno uomo e per questo offeso, vituperato, sputato, bestemmiato e infine crocifisso per la troppa avidità terrena, come mostratoci nelle poesie “Via della croce” e “Tre madri” tratte dall’album La buona novella del cantautore e poeta genovese Fabrizio De André[1], per poi rinascere secondo la vulgata cristiana dal Santo Sepolcro come il Messia capace di purificare le cicatrici più incolmabili, illuminare i cuori più increduli, riscaldare le voci più emarginate e resuscitare le carni più martoriate, come mostratoci nelle poesie “In lui virò” e “Gesù e così sia” tratte dall’album Cantiamo il Natale del cantautore, scrittore, attore e poeta cellinese Albano Carrisi[2]. Messia, a sua volta, che si muterà nelle poesie di Antonio Cerquarelli in una Visione, ovvero una potente energia che ci prende per mano accompagnandoci in sinceri, quieti e gioiosi Getsemani dove pace, beltà, balsami, lavande e incensi partoriscono inedite Vite colme di verginee candidezze. Sacro Getsemani, quello del sassoferratese, come unica strada terrena e spirituale da seguire, poiché accarezzata da calorose luci materne che prima di condurci nelle braccia dell’estasiante, cristallino e balsamico Padre ci sostano dalla beata Vergine Maria che cura le decrepite vite, purifica le aspre brume psichiche e battezza le puerili carni violentate, come cantatoci nella stupenda “Ave Maria” tratta dall’album Quando non sei più di nessuno del cantautore romano Renato Zero[3] e dal cantautore, attore, scrittore e poeta cellinese Albano Carrisi negli album Verso il sole, Cercami nel Cuore della Gente e Cantiamo il Natale. Beata vergine e battesimale fonte (Maria e Gesù Cristo), che mutano gli oceanici burroni interiori e le acide lacrime sonnolente, in salmastre reminiscenze balsamiche animate da palpitanti nostalgie esistenziali, ovvero foglie riscaldanti freddi aneliti adulati da oscure ombre. Freddi aneliti, le cui dolorose lacrime, sono mutate da Loro in curative voci dalle angeliche melodie paradisiache profumanti d’acanto e intonanti pure melodie vacue di astri che rallegrano i lebbrosi, sanguinanti e infedeli cuori. Paradisiache voci, in parole più semplici, come purpuree acque di fiume che ci conducono dal sommo Padre infondente amore, pace, fratellanza e sapienza spirituale negli altrui cuori cicatrizzati, animati da Dio, con purificati sussulti puerili curanti carnali oscurità falsamente candide. Canti divini fusi con le terrene contemplazioni cerquarelliane, ovvero gitane lodi composte da estasianti bagliori primaverili e da battezzate melodie incorrotte, che mutano gli arcani spirituali in ancestrali notti elisiache grazie ad argentate lacrime d’eternità. Immortali lacrime argentate mutanti vituperazioni e violenze terrene in puri amori, messianiche vocalità e gioiose lacrime interiori, anche, per chi durante il terreno cammino è costretto a infinite lacrime carnali. Lacrime lodative, quelle di Antonio Cerquarelli, rimembranti le lodi a Dio contenute nella raccolta poetica Lengua de Aleluja raccchiusa nell’opera «Mal’Anconìa. Mal d’Ancona» del poeta, scrittore, linguista e critico letterario anconetano Fabio Maria Serpilli, ovvero purpurei Magnificat dalle convertenti parole pure come il bianco latte, che, ci fanno danzare in cieche notti paurose e intonare messianiche melodie biblico-evangeliche, in quanto devoti Figli terreni battezzati con ancestrali messali diffondenti fratellanza, balsami e ceneri, per rinascere a nuova Vita come moderni Apostoli e divulgare la Parola Celeste negli altrui cuori sofferenti, come insegnatoci da Gesù Cristo con il suo sacrificio sulla Croce per la nostra Salvezza e conquista del Paradiso Celeste. Lodi, queste, che ci immergono nelle braccia di Dio, poetizzato dal sassoferratese, come un potente fuoco asciugante timorose lacrime illuminanti smorzate gioie e rinvigorenti assiderati aneliti, ma in particolar modo rimandanti al Padre, come insegnatoci da San Francesco e Santa Chiara d’Assisi, ovvero un Padre che perdona i carnali peccati terreni con la lode alla beltà della Natura (San Francesco) e con un’Energia che muta gli Uomini in creature popolate da verginità, povertà, santità, compassione e fraterna umiltà (Santa Chiara). Padre Celeste, quello evocato dal sassoferratese, che rimanda al tradizionale “Padre Nostro” del cantautore, attore, scrittore, poeta cellinese Albano Carrisi nell’antologia Cantiamo il Natale e rimembranti entrambi a loro volta, la duecentesca poesia “Pater noster, a Deo me confeso” di giullare anonimo, ovvero lodi a Dio come espiazioni e redenzioni peccatorie, come strade da seguire per mutare la terrena dipartita in elisiaco universo ultraterreno popolato da anime con commossi sguardi naviganti su trasparenti oceani metafisici profumati di Vita, ovvero un’energia animata da amore, pace, compassione e povertà come uniche ricchezze.

Opera I calanchi del tempo simboleggiante la Fede, come chiara acqua di fonte balsamica, battezzante e mutante gli Uomini in figli del Figlio, che salva le loro anime immergendole, nell’Origine Assoluta della propria esistenza partoriente feconde, profumate e fresche Vite nella beatitudine del volto di Dio. Beatitudine divina che si manifesta sulla Terra con l’Amore, ovvero la Sacra Eucaristia che dimora nel cuore dei terreni figli e li guida dalle primogenite albe agli eterni crepuscoli. Amore, ovvero verità che consolida e cementifica i legami sociali basati sulla passione, sulla fratellanza e sulla libertà, ovvero sulla sapienza interculturale, visione altrui e lettura universale del Cammino terreno, come mostratoci da Papa Francesco[4] nell’enciclica Lumen fidei. Fede infine, come salvezza e difesa del dialogo interreligioso, del libero culto e della libera organizzazione religiosa nel pieno rispetto delle altrui Confessioni Religiose, come si legge negli articoli 19-20 della sezione “Diritti e doveri dei cittadini” della Costituzione della Repubblica Italiana entrata in vigore il 1o gennaio 1948.

 

Stefano Bardi

 

 

Bibliografia di Riferimento:

AA.VV., Costituzione della Repubblica Italiana, Camera del Senato, Roma, 2009.

CERQUARELLI ANTONIO, I calanchi del tempo, Il Sanguerone, Tipografia Garofoli, Sassoferrato, 2020.

FERRONI GIULIO, Profilo Storico della Letteratura Italiana, Einaudi, Milano, 1992, 2 voll., Tomo I.

PAPA FRANCESCO, Lumen fidei, San Paolo, Cinisello Balsamo, 2013.

SANTA CHIARA; SAN FRANCESCO D’ASSISI, Tutti gli scritti, Porziuncola, Assisi, 2014.

SANTA CHIARA D’ASSISI, I fioretti di Santa Chiara, Shalom, Camerata Picena, 2006.

SAN FRANCESCO D’ASSISI, I fioretti di San Francesco, Shalom, Camerata Picena, 2006.

SERPILLI FABIO MARIA, Mal’Anconìa. Mal d’Ancona, Puntoacapo, Pasturana, 2021.

 

Discografia di Riferimento:

CARRISI ALBANO, Verso il sole, WEA, Milano, 1997.

CARRISI ALBANO, Cercami nel Cuore della Gente, Albano Carrisi Production, Cellino San Marco, 2007.

CARRISI ALBANO, Cantiamo il Natale, Sony Music, New York, 2016.

DE ANDRÉ FABRIZIO, La buona novella, Produttori Associati, 1970.

ZERO RENATO, Quando non sei più di nessuno, Zerolandia/BMG, Roma-New York, 1993.

 

 

 

Pubblicato su autorizzazione dell’autore Stefano Bardi che ha dichiarato, sotto la propria responsabilità, di essere proprietario dei diritti sul relativo testo e che la pubblicazione su questo blog è consentita dietro la propria autorizzazione. La pubblicazione – in forma integrale o di stralci – senza corretta attribuzione non è consentita, in assenza del permesso dell’autore.

 

 

[1]Fabrizio De André, it.wikipedia.org/wiki/Fabrizio_De_Andr%C3%A9, “Wikipedia”, 2021.

[2] Albano Carrisi, it.wikipedia.org/wiki/Al_Bano, “Wikipedia”, 2021.

[3] Renato Zero, it.wikipedia.org/wiki/Renato_Zero, “Wikipedia”, 2021.

[4] Papa Francesco, it.wikipedia.org/wiki/Papa_Francesco, “Wikipedia”, 2021.


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