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Pro Letteratura e Cultura

“Vita, schegge di fiori esistenzialmente frantumate. La poesia di Domenico Cipriano”, saggio poetico-musicale di Stefano Bardi

15 Ottobre 2021, 17:25pm

Pubblicato da Emanuele Marcuccio

Vita, schegge di fiori esistenzialmente frantumate

La poesia di Domenico Cipriano

 

Saggio poetico-musicale di Stefano Bardi

 

 

Introduzione

 

Domenico Cipriano, poeta campano che ci prende per mano e ci accompagna nel Ciclo della Vita e ci mostra la Vita come schegge esistenzialmente irreparabili, originariamente costituenti avvizziti fiori etico-esistenziali, come i cadaverici e marci fiori etico-esistenziali cantati dal cantautore e poeta Albano Carrisi. Fiori, quelli di Cipriano-Carrisi, come una medesima e unica strada, per rappresentare la Vita, come un cammino di rose e di spine.

 

 

 

Vita, ovvero schegge frantumate in mille pezzi irreparabili, come poetizzato dal 2000 al 2020 all’interno dell’antologia La grazia dei frammenti (poesie scelte 2000-2020) del poeta campano Domenico Cipriano[1] nato a Guardia Lombardi (AV) nel 1970 e da anni residente in Irpinia, per lavoro. Schegge ciprianiane, come trasandate ombre che si muovono in offuscate giornate riflettenti insignificanti e moleste chimere soporifere, che si eclissano in afosi soli annegati, in oceaniche emozioni temporalesche. Ombre queste raccolte nell’opera Il continente perso del 2000, che, emanano cristalline voci passionali intese come ardenti carezze capaci di far rivivere neniosi camposanti spirituali, come animate da purpurei canti d’usignolo. Camposanti spirituali, quelli ciprianiani, che si mostrano con sembianze che raffigurano la vera esistenza, come taciturni aneliti sanguinanti, emarginati ed eternamente impavidi che defecano tristezze carnalmente zingaresche e vocalmente sozze, perdonabili unicamente con echi lunari, con immonde fonti battesimali partorite da folli tenebre. Ombre più nel dettaglio, come femminili carnalità oceanicamente negromanti e unicamente irriproducibili destinate a mutarsi in apatiche, frigide e lapidarie lacrime come mostratoci nella successiva raccolta Novembre del 2010. Lacrime qui poetizzate sotto forma di prosa poetica, che, si mostrano come carezze incapaci di sorvegliare mistici piagnistei emarginati e snervanti vocalità labirintiche, come universi partoriti in fraterne carceri sepolcrali. Carezze che oscurano e soffocano calorosi affetti, ma in particolar modo proiettano nei nostri cuori ardenti luci, per noi ormai plastiche reminiscenze del passato. Nostalgie di un tempo ormai passato, che scuotono le nostre emozioni fallendo nel ricostruire purpuree esistenze, poiché animate da intime solitudini annegate in sepolcrali sguardi, che, si muovono in ansimanti e insignificanti autostrade memoriali. Carezze, anzi lacrime, che stuprano e feriscono le nostre emozioni lasciandole completamente ignude rimembrando così le “Lacrime di pioggia” cantate nel 2003 da Antonello Venditti, ovvero ansimi piovani mutanti intimi affetti emotivo-amorosi in burrasche esistenziali infettate da eterne nostalgie ultraterrene. Lacrime, a loro volta, che si muteranno nella raccolta Il centro del mondo del 2014 nella loro forma finale, in schegge stupranti e sverginanti integerrime emotività mutandole, in omerici labirinti interiori. Labirinti psichici, questi, che lasciano pesanti orme che partoriscono blasfeme ombre ed esilianti affettuosità oceaniche, ma in particolar modo come fumo di sigaretta che soffocano distillate vocalità in tremolanti ansimi luttuosi, in diligenti fatti evanescenti. Ansimi che addormentano dolci astri lunari in ferite schiaffeggiate da lacrime, per purificare (inutilmente) intimi affetti persi in fotografici luoghi natii. Universi questi ultimi come sguardi sociali persi nel vuoto e oceanicamente picchiati da indifferenze emotive, che, si tumulano in paradisiache ed elisiache campagne abbracciate da lussuriosi, erotici e droganti profumi viniferi, che, conducono la loro anima in apollinee fonti battesimali animate da vivide chimere utopicamente sognanti. Schegge, infine, condannate a rimanere tali nella raccolta L’Origine del 2017, in vitrei frammenti che riflettono paure, emozioni e intelligenze animate da gioiose lacrime sepolcrali che partoriscono stuprati feti pari a cadaveri annegati in letamosi fiumi esistenziali, come mostratoci nelle poesie inedite Poesie nel bicchiere da consumare (Sei poesie sul vino) del 2020, all’interno dell’antologia.

Schegge, quelle poetizzate nell’antologia La grazia dei frammenti (poesie scelte 2000-2020), che altro non sono, che frammenti di sanguinanti Fiori del Tempo che versano calde lacrime cenerognole in flagellati pellegrinaggi, animati da oleosi marchingegni floreali arrugginiti, che, si purificano in chimiche carnalità battezzate in intimi fiumi svuotati dai loro abbaglianti e accecanti riflessi lunari. Fiori del Tempo, in poche parole, come avide, lussuriose e sanguinarie dipartite che accecano verginei sguardi con fuligginosi ansimi infettati da promiscue emotività etiche come nella canzone “I Fiori del Tempo” tratta dall’album Cercami nel Cuore della Gente del cantautore, attore, scrittore e poeta cellinese Albano Carrisi[2], ovvero fiori esistenziali intesi come emozioni dalle umane sembianze ormai prive di incenso e mirra, poiché alteratesi in incolori fotografie spiritualmente incarcerate. Fiori del Tempo, come detto poc’anzi, che si trasformeranno in schegge intese come ferite spirituali urinanti panzane mendicità e questuanti utopie socio-psicologiche, a loro volta mutanti gli intimi affetti in estranei, sconosciuti e irriverenti visi che annegano in abissali sguardi violentati eticamente. Ferite queste, che cercheranno inutilmente e ingenuamente di recuperare fotografie, calorosità e abbracci ormai tramutati in demoniaci sassi spirituali pari alla ferita cantata in “Un sasso nel cuore” tratta dall’album del cantautore e poeta cellinese insieme all’americana Romina Power e dall’antologia Verso il sole, ovvero oscure emozioni che trasformano gli intimi luoghi natii in mondi per noi del tutto estranei, poiché contaminati socialmente da calunniose vocalità, false fratellanze e plastici sorrisi etico-sociali, che nutrono acherontei fantasmi sputanti cimiteriali giudizi fraterni. Ombre, lacrime, schegge infine di Fiori del Tempo che simboleggiano in poche parole la Vita, ovvero una Madre che ci accompagna per mari esistenziali animati da balsami, purezze, verginità etiche e ci battezza in cieli lunari vacui di magiche nenie, come nella canzone “Madre mia” tratta dall’antologia I capolavori di papà Al Bano del cantautore e poeta cellinese.

 

Stefano Bardi

 

Bibliografia e Discografia di Riferimento:

CARRISI ALBANO; POWER ROMINA, Emozionale, Warner Music Group, New York, 1995.

CARRISI ALBANO, Verso il sole, WEA, Milano, 1997.

CARRISI ALBANO, Cercami nel Cuore della Gente, AC Production, Cellino San Marco, 2007.

CARRISI ALBANO, I capolavori di papà Al Bano, Klasse Uno Edizioni, Castelfranco Veneto, 2014, 2 CD.

CIPRIANO DOMENICO, La grazia dei frammenti (poesie scelte 2000-2020), Ladolfi, Borgomanero, 2020.

 

Pubblicato su autorizzazione dell’autore Stefano Bardi che ha dichiarato, sotto la propria responsabilità, di essere proprietario dei diritti sul relativo testo e che la pubblicazione su questo blog è consentita dietro la propria autorizzazione. La pubblicazione – in forma integrale o di stralci – senza corretta attribuzione non è consentita, in assenza del permesso dell’autore.


[1] Domenico Cipriano, it.wikipedia.org/wiki/Domenico_Cipriano, “Wikipedia”, 2021.

[2] Albano Carrisi, it.wikipedia.org/wiki/Al_Bano, “Wikipedia”, 2021.


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