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Pro Letteratura e Cultura

Anatoly Lyadov - Il lago incantato - Incanto, poesia di Emanuele Marcuccio, da «Per una strada»

13 Agosto 2012, 17:59pm

Pubblicato da Emanuele Marcuccio

 

Foto di Lucia Bonanni

 

L'ascolto di questa musica, il poema sinfonico "Il lago incantato" di Anatolij Ljadov (1855-1914), nel 1998 mi ha ispirato la scrittura della poesia "Incanto".

 

 

Incanto1

 

Calma, pacata immensità dell’universo,

palpito dell’infinito:

sogno, immergersi rapito,

palpitar d’acque tremolanti,

risorsa ai sonori ardori,

attimo immobile e incantato,

anelito ad emergere,

rimaner sopito,

rifuggire sommerso.

Rifulge lo specchio che traluce,

che trapassa, si allontana:

pur divampa, pur s’immerge,

senza tempo.

 

1 aprile 1998

 

 

1 Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC, 2009. Ri-edita nella quarta di copertina dell'Antologia del concorso nazionale di poesia L'arte in versi, Photocity, 2012.

Di seguito il commento del critico letterario Luciano Domenighini.

Qui bene si palesa la vocazione visionaria del poeta, quell'abbandonarsi all'irrazionale, alla caotica meraviglia della casualità, quel liberare un linguaggio sorgivo, ispirato, epifanico, fatto di metafore ermetiche, di ossimori, di audaci soluzioni verbali, talora al limite delle convenzioni semantiche.
La lirica celebra una dimensione cosmica, una percezione panica della natura e la connette con uno stato d’animo incantato e pago, rapito e sognante.
Leggere questa lirica, dal tono grandioso e pacificante, è come immergersi in un’atmosfera protetta e protettiva, assolutamente incontaminata e mettere il proprio cuore in sintonia con il battito dell’universo.
Il bagaglio lessicale scelto, d’altra parte, è alquanto suggestivo: il respiro, la luminosità e l’acquatica mobilità di questa empatia cosmica sono resi dall'ampio ventaglio delle forme verbali (“immergersi”, “palpitar”, “emergere”, “rimaner”, “rifuggire”, “rifulge”, “traluce”, “trapassa”, “si allontana”, “divampa”, “s’immerge”) e dalla scelta dei sostantivi (“immensità”, “infinito”, “palpito”, “sogno”, “ardori”, “attimo”, “anelito”), dagli aggettivi (“rapito”, “tremolanti”, “immobile”, “sonori”, “incantato”, “sopito”, “sommerso”) e dalle locuzioni semanticamente audaci (“immergersi rapito”, “risorsa ai sonori ardori”, “rifuggire sommerso”) a rappresentare un clima magico e atemporale, siglato dalla locuzione avverbiale dell’ultimo verso (“senza tempo”).

Luciano Domenighini


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